Recensioni di libri da parte dei lettori
 

Carlo Castellaneta: La Paloma

requiempereyquem@yahoo.com 13 Giu 2016 05:50
Dice: ma Pietro, questo agente che è rimasto ucciso non lo avrete fatto fuori
voialtri? Si diverte, il padrone del Mokito, a provocare Pietro, l'annunciatore
sta leggendo i telegrammi di cordoglio del governo, lasciami giocare, gli ha
risposto, il suo compagno è un ferroviere pensionato, se non hai briscola vai
via liscio, gli altri due fanno sempre coppia fissa, le sigarette accese hanno
scottato di nero il bordo del tavolino, e poi, aggiunge, per un poliziotto che
ci ha rimesso la pelle quanti operai sono morti in cento anni di scioperi, ehi
Pietro, sta' attento al gioco, sono le tre del pomeriggio e già viene dal
cucinino nel retrobottega il profumo del minestrone di verze che bolle sul gas,
il gommista del negozio a fianco è venuto dentro a bere un espresso, le carte
sono così unte che non scivolano nemmeno più nel distribuirle, facciamo
l'ultima mano perché devo andare, dichiara Pietro.
L'appuntamento è per le quattro nella piazzetta in fondo all'università,
partirà da lì il corteo, una fortuna che sia capitato in giorno di riposo,
perché il professore è a letto con la febbre e qualcuno ci vuole che tenga a
freno i più esaltati, ma la faccia è tirata, sotto il tabellone sbiadito della
Coca Cola, dall'uscio ogni volta entrano folate di gelo, un pomeriggio da
starsene al caldo in questo effluvio di verze, ma non sarà Pietro a disertare
una manifestazione così grossa, è la risposta che bisogna dare al potere
repressivo, l'hanno anche scritto sui cartelli, si sbagliano se credono di
piegarli col pugno di ferro, non siamo più nel ventuno, sebbene lui abbia
espresso qualche riserva in proposito: stiamo attenti che la gente non passi
come allora dall'altra parte, a furia di ritrovarsi le auto incendiate o le
vetrine in pezzi, cerchiamo di evitarlo se no avremo contro anche i comunisti,
poi sul tram arrivando in largo Augusto li ha trovati già schierati: ******* di
camionette lungo i marciapiedi, sotto l'elmetto gli occhi languidi sono
incattiviti dal freddo, il tascapane a tracolla con la maschera antigas, una
ra***** impartisce istruzioni, Pietro ha raccolto una mezza frase passando
accanto alla cabina del gippone, c'è vigilia di botte nell'aria e sarà
difficle sottrarvisi, perché la manifestazione non è autorizzata, in fondo a
via Laghetto dirimpetto all'università un reparto di carabinieri è già
addossato al muro, dei compagni ha trovato subito Rasputin col suo gruppo, dice
che gli altri hanno lasciato le bandiere dentro un portone e sono andati al bar
a scaldarsi, gli studenti sono i più eccitati, aria di sfida prima di un
incontro sportivo, così diversa dall'atmosfera dolente dei cortei operai nei
quali Pietro ha marciato per anni, anche i katanghesi del servizio d'ordine
sembrano estratti a sorte per un gioco, uguali le barbe le capigliature le
giacche a vento le ragazze, ciao Pietro, chiama qualcuno che l'ha riconosciuto,
dove sono i tuoi?
Li sto cercando, risponde.
Ecco le bandiere rosse e nere, la grande A cerchiata, le catene spezzate
dipinte sui cartelli, ma sono di un altro circolo, oggi di via Ortles c'è solo
Pietro, a quest'ora gli Agrati sono ancora in fabbrica, l'Alfredo è ritornato
con gli studenti, il Salotti non si vede, Francesco ha disertato, il professore
è indisposto, però Ramón aveva assicurato di venire, neanche nel bar c'è
nessuno dei suoi, Pietro vieni con noi, chiama Rasputin, trilli di fischietto
avvertono che i primi si stanno avviando, una biondina lo ha preso al braccio,
avanti, serrare sotto, le bandiere sono in testa e anche gli striscioni, le voci
scandiscono tutte assieme gli slogan, i marciapiedi sono d'incanto deserti, il
corteo occupa tutta la sede stradale, potere operaio! calano le saracinesche dei
negozi, saranno duemila, tremila, se il vento cresce siamo a posto, dice la
biondina, ce ne freghiamo dei lacrimogeni, in via Larga il commissario di
servizio ha tolto di tasca la sciarpa tricolore, gli portano il megafono,
l'avanguardia del corteo sta sboccando in piazza Santo Stefano, e tutto è già
così visto e saputo che sembra un passo di danza, i katanghesi hanno infilato
il casco, lo squillo di ***** in lontananza è coperto dai rumori del traffico,
si va avanti ancora per cinquanta cento metri poi il botto del primo
lacrimogeno, le bandiere vacillano in un clamore confuso, la punta del corteo è
spezzata, comincia ad arretrare lentamente, c'è un momento d'incertezza, stanno
facendo quadrato e urlano a tempo una frase, gli scudi degli agenti ancora
schierati sul marciapiede, è adesso che ci si misura, la fase preliminare delle
invettive e sull'altro fronte la collera che monta, ecco improvvisa una salva di
candelotti, il traffico si è interrotto, due vigili provvedono a isolare il
terreno dello scontro, Pietro ha calzato i guantoni di manovra, senza fretta, sa
che il teatro delle operazioni cambierà cento volte prima di sera, e poi c'è
qualcosa di rassicurante nel marciare con gli studenti, sa che il potere
borghese non oserà aprire il fuoco sui suoi figli, e quando tacciono le armi è
solo una sfida a bastonate, il nebbione dei gas ha scompigliato le *******
l'avanguardia rifluisce coi fazzoletti sul viso, ma è partito il carosello
delle camionette, l'allarme lugubre fa subito il vuoto, è la fase più critica
in cui si rischia di finire schiacciati contro un muro, volano ordini: ci
chiudiamo nell'università, contrordine: corriamo alla prefettura, Pietro è fra
questi, la biondina si è sbandata con gli altri dentro un portone, si va di
corsa secondo le regole della guerriglia urbana, trascinando altrove il nemico,
disseminando le forze, solo che li aspettano a piè fermo altri reparti, nuovo
ripiegamento per cambiare direzione, Pietro ha il fiato grosso per stare al
passo coi primi, quelle facce acerbe dietro le lenti, ci si riposa un minuto
sotto i portici, intanto è arrivata l'artiglieria, sacche di plastica piene di
quadrelli di porfido, ma prima della sassaiola un'altra raffica di candelotti
esplode a poca distanza, la lotta comincia a frazionarsi, attenti che caricano!
le aste delle bandiere, il manico dei cartelli diventano lance e picche, Esse
esse fatevi sotto! fa impressione il fanatismo di questi ragazzi, troppa
incoscienza e allegria per fare davvero una rivoluzione, troppo fegato sprecato
per uno scontro di piazza, certo che ne hanno di coraggio, comincia a far buio e
ormai siamo alle corte: roteano gli sfollagente, bisogna alzare i gomiti e
ingobbirsi finché il compagno più vicino venga in soccorso, devono capirlo che
più usano la forza e più ci ribelliamo, su questo Pietro è d'accordo anche
se, sulla linea del fuoco, non c'è tempo per verificare questioni di principio,
se rimane è per controllare la situazione, adesso che in quattro si sono messi
per sradicare di forza l'asta di ferro d'una fermata d'autobus, da una via
laterale sbucano due agenti trascinando un ribelle ferito, sulla linea
grigioverde planano i quadrelli di porfido scagliati da lontano, un tonfo sordo
contro gli scudi ma un grido si è sentito, l'ho beccato quel ******* esclama
esultante un giovane accanto a Pietro, comincia a far buio, sarebbe il momento
di ritirarsi, ricomporre le ******* e attaccare in un altro punto, una staffetta
tutta foruncoli chiede rinforzi per via Larga dove la mischia si è accesa di
nuovo intorno al municipio, sembra che altri gruppi spontanei stiano ingrossando
le ******* dei ribelli, San Babila è un inferno, una fucileria di candelotti,
il fumo dei gas che ristagna, un miagolio incessante di sirene, l'ebrezza di una
guerra santa cui è difficile sottrarsi, l'illusione di contare finalmente, se
Pietro non dovesse riprendere servizio questa notte, se al pari di questi
ragazzi non lo aspettasse il lavoro, si getterebbe anche lui allo sbaraglio,
adesso che il nemico è qui di fronte, riconoscibile nel suo simbolo più
odiato, la vita da buttare in un giorno, in un'ora, l'utopia che si fa carne e
sangue, sangue che bagna il marciapiede, Pietro si è preso sul groppone una
scarica di randellate mentre ripiegavano verso via Durini, eppure sono questi
istanti a ripagare di tutto, la volontà rinnovata di cambiare le cose,
un'emozione che stringe la ******* tanto gli occhi sono già gonfi di lacrime,
è rimasta illuminata la vetrina di una banca, spacchiamo le vetrine! urlano
alle sue spalle, accorrono con l'asta metallica appena divelta dal marciapiede,
no! ha gridato Pietro, fermatevi! ma nessuno dà retta, ragazzi guardate qui: è
arrivato un giovane con una cassetta di liquori, macché whisky, ride, sono
piene di benzina, sono bell'e pronte, basta tirarne una contro la vetrata.
Alla voce, Pietro si girò di scatto.
E tu cosa fai qui?
Rimoldi era a un passo da lui, come folgorato arretrò lentamente, lo vedi
che sono dei vostri, mormorò, e prima che Pietro potesse gettarsi su di lui
scagliò la bottiglia che teneva in mano e fuggì.
È una spia, fermatelo!
Lo scoppio ha coperto il grido di Pietro, una ******* di fuoco si alza lungo
il muro, altre mani impugnano le molotof, le lanciano verso le auto in sosta,
poi via di corsa verso largo Augusto, nal caos Rimoldi è sparito, per terra è
rimasta la cassetta vuota, lacrimogeni sparsi e ancora fumiganti, una scarpa,
terriccio e vetri, anche Pietro deve unirsi ai fuggiaschi, alle loro spalle si
alzano fiammate, in corso Europa sta sbarcando dai camion il battaglione
speciale, da lontano si odono ancora i rumori della lotta che continua, un
crepitio di falò, fumo di incendi, ruotare di idranti, ed è una lotta diversa,
questa, che Pietro non ama più: è la lotta dei teppisti, il vandalismo inutile
che ha sempre condannato, ha dovuto mettersi al passo per prendere fiato,
incerto sulla strada da prendere per uscirne libero, davanti a lui un giovane
alto procede zoppicando, mi hanno lasciato indietro, dice, dammi una mano,
finché arrivo alla moto, ha mezza faccia tumefatta da una manganellata, me
l'hanno data quando mi hanno preso, spiega appoggiato al braccio di Pietro, dopo
che nella carica sono caduto, aspetta, non correre, dev'essere stato un
candelotto che mi ha colpito al polpaccio, dove sono gli altri?
Largo Augusto era inondato dall'acqua degli idranti, l'aria ancora
irrespirabile, mi avevano preso il nome, aggiunse, ma nel ******* sono riuscito
a scappare prima che mi caricassero sul furgone, percorsero un ultimo tratto di
terra di nessuno, la motoretta giaceva rovesciata, forse travolta dagli studenti
in ritirata.
Se ti hanno preso il nome ti cercheranno, disse Pietro. Meglio che non dormi
a casa, stasera.
Avviò la moto, ma il ragazzo non era in condizioni di guidare, e poi non so
dove nascondermi, disse montando sul sellino posteriore.
Una chimera anche questa, della fratellanza tra operai e studenti, che ora
diventa realtà, vuol dire che qualcosa sta cambiando davvero, che non
grideranno più viva la guerra, viva l'Italia, perché l'obiettivo stavolta è
comune: un obiettivo confuso chiamato socialismo, non si sa bene quale, però fa
sventolare la sciarpa di Pietro come una bandiera mentre corre a tutto gas verso
Porta Vittoria.
Dormirai a casa mia, ha gridato controvento. Rizzoli, 1976, pp. 165-72

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