Recensioni di libri da parte dei lettori
 

Alberto Manzi: Orzowei

requiempereyquem@yahoo.com 24 Feb 2016 04:26
"Pao, non mi hai mai parlato di te e della tua gente."
"La storia del mio popolo si perde nella notte dei tempi. La mia storia non
ha significato. Perciò la prima è lunga a narrarsi; la seconda non merita
parole."
"Perché allora i capi dei vari villaggi son venuti da te? Chi sei tu?"
"Io sono Pao. Un piccolo uomo, dici tu; un uomo dei cespugli. Se i capi son
venuti da me, mi hanno onorato con la loro presenza."
"Perché son venuti proprio da te e perché tu prima eri cosí immobile di
fronte al fuoco?"
"Quando un giovane elefante barrisce perché ha visto un pericolo, tutta la
torma si volta verso il piú anziano e da lui aspetta consiglio. Cosí è
accaduto per il piccolo popolo. Io sono soltanto un vecchio elefante."
"Tu non sei vecchio, Pao. Ma se gli altri si sono rivolti a te significa che
tu sei un saggio. Sei uno stregone, Pao?"
"Chiamami come vuoi. Io son Pao, e basta."
"Pao, sai cosa significano quei segni?" ed indicò le incisioni sulle pietre.
"Sono il simbolo del Gran Padre."
"Il Gran Padre? E chi è?"
"Chi, giovane Isa, dà vita alla grande pantera e all'elefante e al leone e a
tutto il popolo della foresta? E il veleno al cobra e la stretta mortale al
pitone? E le ali al popolo dell'aria? E al fulmine, e all'acqua, e al tuono, e
al vento? Chi dà loro vita?"
"Gli spiriti del bene e del male. Lo diceva anche Ao-sam, lo stregone."
"E agli spiriti chi dà una legge e la vita? Uno solo, Isa. Il Grande Padre."
"E dov'è?"
"Lo cercai anch'io molto tempo fa. Ma non riuscii a vederlo. Però ora so che
c'è. È nel tuono, nel vento, nel fulmine, nella pioggia, nel sole, nella luna;
è nella foresta, nel deserto. EGLI è in tutte le cose, perché tutte le cose
sono Sue. Egli è il Grande Padre. Ecco: guarda i segni. Quando tu lanci la tua
zagaglia nell'acqua, essa fa nascere tanti cerchi che s'allargano in ogni parte.
Cosí è LUI. Il Grande Padre è nel centro e muove tutto, come la tua zagaglia
lanciata nell'acqua. I quattro cerchi sono il simbolo del movimento. Gli otto
raggi raggruppati a tre a tre dicono che non solo c'è movimento, ma ordine,
forza, giustizia. Questi segni hanno ancora un altro significato. I quattro
cerchi rappresentano i quattro tempi dell'anno: la grande pioggia, il gran caldo
e i due tempi di passaggio. Ogni raggio il tempo d'un giorno. E se tu unisci i
quattro cerchi e tutti i raggi, hai il tempo che passa da una luna nuova
all'altra. Anche questo ci parla del Gran Padre. Indica il tempo che Lui fa
trascorrere sempre uguale, sempre con la medesima legge."
Isa meditò sulle parole di Pao, poi disse:
"Sei veramente sapiente, Pao. Come parli tu al Gran Padre?"
"Il Gran Padre non ha bisogno di parole. Capisce anche se non si parla."
"Non occorre allora che lo stregone parli a Lui per me? Posso anch'io parlare
con Lui?"
"Sí."
"E Lui ti risponde?"
"No, non apertamente. Ma ti dà forza e saggezza. Basta avere fiducia."
"Quando mi servirà parlerò anch'io con Lui."
"Perché solo quando ti servirà?"
"Perché, bisogna parlarci anche quando non serve il Suo aiuto?"
"La radice del grande albero si tien salda sul terreno solo quando il vento
soffia forte, o sempre, affinché mai venga sorpresa dal temporale? La forza e
la saggezza non si acquistano in un momento. Quando imparavi a tirar d'arco hai
impiegato molto tempo prima di poter colpire nel segno con la prima freccia. Per
conquistare la saggezza occorre molto, molto piú tempo che per imparare a
maneggiare l'arco."
"Allora debbo parlare sempre con LUI?"
"Quando puoi."
"Devo cercare un posto per farlo."
"Non occorre. In qualsiasi posto puoi parlare con Lui. Nella foresta, nel
villaggio; ovunque."
Il fuoco si stava spegnendo. Pao, raccolta una bracciata di legna, lo
ravvivò.
"Ed ora" disse "parlami di te. Sei stato con l'uomo della barca?"
"Sí. È 'Fior di granturco'. Io vivo in un loro villaggio di pietre."
"Dove?"
"Vicino al fiume."
"Come ti trovi?"
"'Fior di granturco' è bravo. E forte. Son sicuro che ti piacerebbe
conoscerlo."
"Lo conoscerò."
Isa parlò a lungo di Paul. Il Boscimano l'ascoltò in silenzio.
"Vorrei" concluse Isa "che 'Fior di granturco' venisse a vivere con te.
Allora sarei felice."
"Hai parlato di 'Fior di granturco', solo di 'Fior di granturco'," disse Pao
"eppure mi hai detto di vivere nel villaggio dei bianchi. Cosa mi nascondi, Isa?
Perché non mi parli anche degli altri?"
"Ripeterei sempre la stessa cosa, le stesse parole. Gli altri sono come i
Swazi. Mi disprezzano."
"Non sei tu bianco come loro?"
"Già, ma loro mi dicono negro, cafro. Ogni loro gesto, ogni loro parola,
sono contro di me. Per loro sono un Swazi. Per i Swazi un bianco. Ma per tutti e
due non sono nulla. Sono un 'orzowei', un trovato."
"Ciò che mi dici è grave. Nessuno ti ama al villaggio?"
"'Fior di granturco' soltanto."
"Chi si cura di te?"
"Lui."
"Mi hai detto che lui è andato via."
"Anna."
"Parlami di lei."
"Mi dà da mangiare, mi prepara il giaciglio, letto lo chiamano loro, e
mi..."
"Vai avanti!"
Isa abbassò il capo. Si vergognava di dire che aveva dovuto togliersi la
pelle della grande pantera.
"Mi lava e mi riordina i vestiti. Li ho dovuti mettere, Pao. 'Fior di
granturco' l'ha voluto."
"Non c'è da vergognarsi. Quelli sono gli usi della tua gente. Dove ti fa
dormire la donna?"
"Con i suoi figli."
"E mi dici che ti disprezza?"
"Mi fa tutto, ti ho detto. Ma non mi parla come te, non mi accarezza come fa
con i suoi figli. Pao, non voglio ritornare fra i bianchi. Essi non mi vogliono.
Per loro sono un 'orzowei'. Fammi rimanere con il piccolo popolo."
"Chi ti dice che il piccolo popolo non ti tratterebbe anche lui come un
'orzowei'?"
"Tu l'hai dimostrato, e i tuoi amici."
"Tu credi in noi, ecco perché sei, o credi di essere, felice. Hai provato a
credere nei bianchi? Cosa hai fatto affinché nessuno ti dica piú 'orzowei'?"
"Ho fatto tutto quello che essi mi hanno detto."
"Non basta, Isa. Devi essere tu che devi cominciare ad amare. L'amore
richiama amore."
"Cosa devo fare, dunque?"
"Ritorna fra la tua gente e amala."
"Mi scacci?"
"No. Lo sai."
"Quando potrò ritornare da te?"
"Verrò io a trovarti."
"Tu?!"
"Sí. E voglio vederti felice." Bompiani, 1977, pp. 89-93



Allora parlò Pao.
"Ascolta, Isa. Possono cento bufali pascolare tutti insieme nel piccolo
spazio che l'ombra d'un albero riesce a coprire? No; essi cercano perciò un
pascolo piú vasto. Ma in quello vasto, che l'ombra di mille e mille alberi non
riesce a coprire, c'è un bufalo solo. Ma ha mille corna e mille zampe. Tutti i
bufali che gli si avvicinano sono vinti e scacciati. Allora il branco va e cerca
un nuovo pascolo. Cosí per 'Fior di granturco' e la sua gente. Ecco: l'uomo
bianco fa molte cose, ha saputo fare e farà ancora molte e molte cose. Ma non
ha piú cuore. Non sa piú amare. Guarda noi, il popolo dei cespugli. Non
abbiamo fatto molte cose. Viviamo cosí, ******* come i padri dei nostri padri.
L'unica nostra ricchezza è l'arco. In confronto con l'uomo bianco, siam privi
di tutto. Spesso anche di carne. Dovremmo imparare dall'uomo bianco. Ma non
vogliamo, perché non vogliamo perdere il cuore. Noi siamo piú felici di loro.
Noi guardiamo al Gran Padre e Lui ci aiuta. E nessuno di noi lascerebbe morire
il fratello di fame, quando avesse una sola radice da poter dividere con lui.
Nessuno lo scaccerebbe. Se c'è un posto, uno solo, libero, il fratello chiama
il fratello. L'uomo bianco non fa piú cosí. Egli ha perso la sua anima. Al suo
posto ha messo le pietre che luccicano ed i fucili che uccidono. E con le pietre
paga i suoi fratelli per farne degli schiavi e con i fucili uccide coloro che
non vogliono farsi pagare. L'uomo bianco dovrebbe venire da noi e noi andare da
loro. Solo cosí, forse, potremmo migliorarci entrambi."
'Fior di granturco' abbassò il capo.
"È cosí," disse "sei veramente saggio, o Pao. Il nostro popolo ha bisogno
di gente come te."
"No, il tuo popolo ha bisogno d'una sola cosa. Di ritornare ad avere fiducia
nel fratello e amarlo; ha bisogno di ritrovare la sua anima." Ibidem, pp. 164-5



E giunse l'estate che dardeggiava tutto bruciando. Pareva che il sole
battesse con grandi mazze sulla testa di ognuno. Le donne soltanto sembravano
non accorgersene. Discorrevano di pizze, di dolci.
Natale si avvicinava. Un Natale in piena estate, con il sole che squagliava
il cervello della gente.
Ma ormai erano abituati. Natale con la neve era solo un lontano, evanescente
ricordo dei piú vecchi.
"Mancano venticinque giorni..."
"Mancano ventidue giorni..."
"Mancano diciannove giorni..."
La loro ansia era trasmessa centuplicata nei ragazzi. Filippo non discorreva
d'altro. Ed Isa non capiva.
Non capiva, soprattutto, perché non riusciva a spiegarsi come mai, gente che
amava tanto quel ******* che dicevano nato per morire d'amore, per far
comprendere che siamo tutti fratelli, come mai, dunque, questa gente che l'amava
tanto non faceva quello che LUI aveva fatto: amare gli altri.
E non lo facevano; ne era ben sicuro.
Lui, per esempio, chi lo amava?
Tolto Filippo e 'Fior di granturco', chi lo amava? Lo sopportavano, perché
era amico di alcuni di loro. Lo sopportavano come sopportavano Pao, perché era
utile a loro. Ma lo leggeva nei loro occhi e lo comprendeva dai loro gesti che
non erano desiderati.
"Mancano diciotto giorni..."
Per festeggiare cosa? Il non-amore? Ibidem, pp. 188-9



"Non so come ringraziarti, Pao, né come sdebitarmi verso i tuoi uomini. Il
vostro aiuto ci ha salvati. Lo ricorderemo sempre."
"Non ci dovete nessuna riconoscenza. Abbiamo fatto ciò che tutti avrebbero
fatto."
"Ma noi siamo un altro popolo!"
"Un altro popolo, è vero; ma un giorno cacceremo tutti insieme nelle terre
del Gran Padre; perciò siete nostri fratelli."
"Comunque, non avevate il dovere di proteggerci."
"Quando il Gran Padre ci chiederà: Perché non hai aiutato tuo fratello? non
potremmo risponderGli: perché era bianco, o nero, o giallo. Perché il Gran
Padre non guarda alla pelle, ma al cuore; e tutti i cuori sono uguali." Ibidem,
pp. 199-200



"Capitevi!" gridò con un singulto. "Capitevi!"
E cadde bocconi in terra. Nessuno si mosse.
Solo Paul si chinò su di lui.
"Abbassate le armi" ordinò Pretorius rivolto ai suoi uomini; "il ragazzo ha
ragione. Chi guidava l'orda per soddisfare la sua vendetta, è morto.
Risparmiamo gli altri. Essi non hanno colpa."
"È cosí" disse Pao.
Era apparso improvvisamente. Nessuno lo aveva veduto.
Ora dritto, stagliato nitidamente dal fuoco che bruciava le capanne dietro le
sue spalle, pareva staccarsi da terra.
Dava a tutti la stessa impressione che Isa aveva provato quando, per la prima
volta, l'aveva veduto pregare. Anche allora le fiamme ed il fumo davano la
sensazione che egli fosse sospeso nell'aria, alto, altissimo; dominatore.
"Egli ha ragione" disse lentamente. "È stato chiamato 'orzowei': un trovato.
Forse è un Swazi, o un bianco, o uno del piccolo popolo. È tutti e tre, o
forse nessuno dei tre. Eppure io ho visto: Boscimani, negri, bianchi sono stati
capaci di amarlo e di sacrificarsi per lui quando lo hanno conosciuto. Ed egli
ha amato tutti. Ecco: quando ci conosciamo, anche se la nostra pelle è di un
altro colore, ci amiamo. Capitevi; ha detto. Già, comprendiamoci. Il Gran Padre
ha parlato attraverso lui. Il ragazzo non ha saputo dir altro. Ma ha detto
tutto. Solo se ci comprenderemo a vicenda, solo se guarderemo al cuore, e non al
colore della pelle che quel cuore ricopre, solo allora potremo vivere insieme,
felici. Se no... se no sarà la fine di tutti." Ibidem, pp. 217-8

Links
Giochi online
Dizionario sinonimi
Leggi e codici
Ricette
Testi
Webmatica
Hosting gratis
   
 

Recensioni di libri da parte dei lettori | Tutti i gruppi | it.cultura.libri | Notizie e discussioni libri | Libri Mobile | Servizio di consultazione news.