Recensioni di libri da parte dei lettori
 

John Coetzee: La vita degli animali

requiempereyquem@yahoo.com 12 Giu 2015 09:53
«Permettetemi di dire con franchezza una cosa: siamo circondati da un'impresa
di degradazione, crudeltà e sterminio che può rivaleggiare con ciò di cui è
stato capace il Terzo Reich, anzi, può farlo apparire poca cosa al confronto,
poiché la nostra è un'impresa senza fine, capace di autorigenerazione, pronta
a mettere incessantemente al mondo conigli, topi, polli e bestiame con il solo
obiettivo di ammazzarli.
«Andare troppo per il sottile, affermare che il paragone non regge, che
Treblinka era, per così dire, un assunto metafisico dedito a null'altro che
alla morte e all'annientamento mentre in fondo l'industria della carne macellata
è dedita alla vita (dopotutto essa non riduce le proprie vittime in cenere, una
volta morte, né le seppellisce, al contrario le squarta, mette i pezzi in
frigorifero e li impacchetta per bene affinché possano essere consumati nelle
nostre confortevoli abitazioni) è una ben magra consolazione per le sue
vittime, esattamente come sarebbe stata una magra consolazione - vogliate
scusare il cattivo gusto di quanto segue - per i morti di Treblinka chieder loro
di giustificare i propri assassini solo perché il grasso dei corpi serviva a
fabbricare sapone e i capelli a riempire materassi.
«Vi chiedo nuovamente scusa. Questo è l'ultimo punto che intendo segnare
facilmente a mio vantaggio. So che questo genere di discorsi provoca nette
contrapposizioni, e segnare facilmente punti a proprio vantaggio non fa che
peggiorare le cose. Vorrei parlare con voi in modo distaccato e non animoso,
filosofico e non polemico, per chiarire certi aspetti e non per dividerci tra
giusti e peccatori, salvati e dannati, pecore e capri.
«Un simile linguaggio è possibile, lo so. È il linguaggio di Aristotele e
Porfirio, di Agostino e Tommaso d'Aquino, di Cartesio e Bentham, e, ai nostri
giorni, di Mary Midgley e Tom Regan. È un linguaggio filosofico grazie al quale
è possibile discutere e dibattere che genere di anima abbiano gli animali, se
siano in grado di ragionare o al contrario agiscano come meri automi, ossia
macchine biologiche, se abbiano dei diritti nei nostri confronti o se noi
abbiamo unicamente dei doveri nei loro. Questo linguaggio è possibile e infatti
per un poco vi farò ricorso. Ma se aveste voluto qualcuno disposto a venire qui
a distinguere tra anima mortale e immortale, o tra diritti e doveri, avreste
invitato un filosofo, non una persona il cui unico titolo alla vostra attenzione
è di aver scritto delle storie su gente inventata.
«Potrei ripiegare su questo linguaggio, come ho detto, avendolo orecchiato
qua e là. Potrei parlarvi, per esempio, della tesi di san Tommaso secondo cui,
dato che solo l'uomo è fatto a immagine di ******* e partecipa dell'essenza di
******* il modo in cui trattiamo gli animali non è importante se non nella
misura in cui l'essere crudeli verso gli animali può abituarci a essere crudeli
verso gli uomini. Potrei chiedere che cosa san Tommaso ritenga sia l'essenza di
******* al che lui risponderà che l'essenza di ******* è la ragione. E così
pure Platone, e così pure Cartesio, ciascuno a suo modo. L'universo è
costruito sulla ragione. ******* è un ******* di ragione. Il fatto che grazie
alla ragione si possa arrivare a comprendere le leggi che regolano l'universo
dimostra che la ragione e l'universo hanno la stessa essenza. E il fatto che gli
animali, non avendo la ragione, non possano comprendere l'universo ma devono
limitarsi a seguirne ciecamente le leggi, dimostra che, a differenza dell'uomo,
ne fanno parte ma non ne condividono la natura: l'uomo è simile a ******* gli
animali sono simili alle cose.
«Persino Immanuel Kant, dal quale mi sarei aspettata qualcosa di più, perde
il suo sangue freddo a questo proposito. Persino Kant non persegue, riguardo
agli animali, le implicazioni della sua intuizione, secondo cui la ragione può
non essere l'essenza dell'universo bensì, al contrario, unicamente l'essenza
del cervello umano.
«Ed è proprio questo il mio dilemma oggi pomeriggio. La ragione e sette
decenni di vita mi dicono che la ragione non è né l'essenza dell'universo né
l'essenza di ******* Al contrario, mi pare che la ragione assomigli in modo
sospetto all'essenza del pensiero umano; peggio ancora, all'essenza di una
tendenza del pensiero umano. La ragione è l'essenza di un campo solamente del
pensiero umano. E se è così, se questo è ciò che credo, perché mai dovrei
inchinarmi alla ragione, oggi pomeriggio, e accontentarmi di ricamare sul
pensiero dei grandi filosofi del passato? Adelphi, 2003, pp. 30-2

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